Se il conflitto politico e sociale è stato destra-sinistra, dovrebbe essere abbastanza chiaro ed evidente che più che mai è diventato alto-basso. Sarebbe la lotta di classe, ma ci mancano le lenti e la consapevolezza per riconoscerla. I media del resto fanno molto per mescolare le carte, ma il quadro è chiaro!
Il mercantilismo e il "capitalismo kamikaze" sono le forse motrici della società attuale, l'Unione Europea dipende completamente da esse. Poi, per scelte assolutamente elitarie, la politica monetaria europea determina la politica economica comune (?), che a sua volta determina l'azione dei governi nazionali, che a sua volta determina i limiti della sovranità dei singoli stati, e tutto questo si riflette sul welfare di ogni sistema paese e in particolare comprime sempre più diritti e ricchezza del mercato del lavoro il che... divide i ricchi dai poveri.
In questo scenario i poveri e meno agiati sono tantissimi, i ricchi e sistemati sono pochissimi. Ai tanti è difficile capire la catena di cui sopra, perché i pochi che controllano il capitale fan di tutto per confondere le acque, spostando il centro dell'attenzione sulle conseguenze, mentre andrebbero condannate le cause.
I "populismi" che tanto spaventano i governi e l'opinione pubblica per rimando della comunicazione di massa, sono puri e semplici "momenti" di espressione del disagio diffuso e delle visioni comuni, con cui le forze politiche nazionaliste dialogano facilmente, amplificando la loro voce e trovando sempre terreno fertile per far crescere movimenti orizzontali, cioè che raccolgono ceti, interessi, ambizioni diversissime, ma accomunate dal disagio di chi avverte che lo scontro appunto non è destra-sinistra, ma alto-basso, lavoro-capitale.
Se sembrano categorie "vecchie"... è così, perché l'impostazione del conflitto sociale è esattamente questo, una cosa che di facciata non esiste più ma che è viva e vegeta e galoppante.
La cosa di cui preoccuparsi è che le élite di ogni governo e quelle europee per tutti, reprimono la natura e la linfa sana di queste esperienze, deridendole come "populismo" e "demagogia". Puntare il dito e canzonare è tipico di chi deve screditarti per difendere la propria posizione, affermando la propria superiorità etica e morale.
Se li guardiamo bene e senza pregiudizi morali o politici, i "populismi" esprimono e salvaguardano lo spirito di partecipazione dal basso che è delle democrazie. A dire che i "populismi" di oggi hanno molto di buono, perché riportano al centro gli interessi comuni e diffusi e richiamano i tantissimi nel disagio alla partecipazione, contro le logiche tecniche e "da studio" delle élite.
Lo "spirito europeo" è cosa buona? Sicuramente si, ma solo per certi aspetti. I nazionalismi che raccolgono l'umore del popolo sono cosa cattiva? Qui verrebbe da rispondere con un "si, sono cattivi", ma capiamo bene prima cosa contengono, cosa esprimono, cosa tutelano e se sono nazionalismo oppure se questa è un'altra etichetta che serve a screditarli rapidamente.
E quindi, chi ha paura dei populismi? E se li guardi con diffidenza, perché?
Come governo, partecipazione, economia, relazioni internazionali e comunicazione dei oggi determinano il corso della (nostra) storia. Tante correnti da fonti e con forze diverse, ma la direzione e lo sbocco sono gli stessi.
mercoledì 9 dicembre 2015
giovedì 3 dicembre 2015
Da oggi venti di guerra per l'Italia
Da oggi venti di guerra per l'Italia.
Sempre per sgominare l'Isis, che da ieri nella voce e nelle pagine di alcuni giornalisti è diventata rapidamente numerosa e potente in Libia.
Inizia a salire quella sensazione di "Sembra un film" che lascia presagire uno svolgimento molto simile alla triste sequenza francese:
prima una presenza militare leggera nel paese medio-orientale, poi un attentato molto grave e orribilmente spettacolare, quindi lo shock nazionale, infine la missione militare all'estero e lo stato di massima allerta prolungato all'interno.
Con la preghiera di non aver capito nulla e di sbagliare su tutto...
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