domenica 30 agosto 2015

La paura come cornice

Lo ammetto: ho avuto paura.
C'è sempre l'alternativa tra: non informarsi e tirare dritto / informarsi e essere sottoporsi al rischio-paura.
Ultimamente, per lavoro e curiosità, ho letto e guardato tanto. Le opinioni sono le più diverse, dalle visioni apocalittiche, alle teorie cospirazioniste, al "è tutta una bufala".
Però c'è una cornice generale che è quella in cui si incasellano il 98% di queste opinioni diffuse dai media indipendenti e controllati: la paura.
La paura che fa da cornice ad ogni notizia e editoriale, i quali appunto sono scritti in modo, consapevole o meno, da generare paura.
Io ne sono stato "vittima", perché se ti informi molto e la comunicazione diffusa è persuasiva nel senso che utilizza una serie di tecniche per evocare certe emozioni, allora se la cornice scelta è quella della "paura", chi si informa riceve in omaggio questa emozione. Ma guardate: anche le banali agenzie di stampa sono diventate bollettini di guerra.
Se poi la cornice, come avviene, è ingigantita di modo che non ci stia più niente, stiamo messi bene: resta spazio solo per la paura.
Ma attenti, perché mettere paura è il modo più antico del mondo per imporre decisioni che a mente fredda non si condividerebbero neppure.
Io alla fine so solo una cosa, che riguarda tantissimi di voi amici: che i nostri valori e i nostri ideali sono quelli di persone coraggiose. Sappiamo rispondere a questa istigazione alla paura con l'intelligenza e la capacità di discernere, con un pensiero critico che fa di noi persone che non si lasciano giocare e che si determinano, perché sappiamo cos'è il Bene vero, al di là di ogni interpretazione.
Sappiamo vedere oltre e attorno alla cornice e ritrovare la realtà e la verità.
Spacchiamo la cornice della paura!

martedì 25 agosto 2015

Profughi, economia e demografia: il disegno c'è o non c'è?

Qualcuno mi ha detto che per capire il mondo piuttosto che guardare cosa succede, bisogna chiedersi "perchè" e possibilmente quello giusto.
Ultimamente ho il pallino della questione profughi, nella sua dimensione demografica ed economica.
Il "perchè" al riguardo non è "Perché lasciano i loro paesi?": la risposta è facile ed è perché cercano fortuna (dove non possono trovarla) e salvezza (questa la possono trovare, anche se non corrisponde a dignità, o se non altro a una dignità conforme ai nostri canoni). Scappano da povertà e guerre che, fino a prova contraria, l'occidente ha generato ed alimenta.
Il "perché" più interessante sulla questione profughi per me è questo:
"Perché l'Unione Europea non ha un disegno nè un progetto sulla questione sbarchi?"
Io non sono mai stato per le dietrologie. D'altra parte non ho nemmeno elementi scientifici e statistici a mio supporto per supportare altre tesi. Ma so leggere abbastanza bene la realtà con l'esperienza e facendo collegamenti e anche questo può bastare.
L'idea che mi sono fatto è che nel lungo periodo in Europa serviranno:
* molta manodopera a bassissimo costo e pochissimi o nulli diritti sindacali (cioè gli immigrati e la parte disoccupata di lunga durata della popolazione europea)
* cittadini disposti ancor di più a dire "si" o a non dire "no" a qualsiasi genere di manovra politica e governativa, pur di difendere i propri diritti e posizioni economiche e sociali (la popolazione attiva nel lavoro)
Il primo punto diventa facile da realizzare quando modelli e stili di vita di dove abiti segnano inclusione ed esclusione, e l'esercizio dei propri diritti, con l'essere parte di un sistema lavorativo. Detto in altri termini: pur di stare dentro al mondo del lavoro, che comporta stare dentro al tessuto sociale in un modo "normale", sei disposto ad accettare lo sfruttamento del lavoro.
Vuol dire: << Dammi di che vivere e accetto tutto >>
Il secondo punto diventa facile da realizzare invece quando tensione sociale e pensiero comune, fomentato dai mass media, generano un lungo "stato di tensione", per cui pur di preservare lo status quo o di ottenere un miglioramento sei disposto a rinunciare a delle libertà pur di avere più sicurezza.
Vuol dire: << Salvami e ti do quello che vuoi >>
Faccio la sintesi delle sintesi:
* ci stiamo muovendo verso un trattato USA-Unione Europea che di fatto renderà rapida e facile l'ascesa del mercato USA dentro l'UE, spostando produzione e proprietà USA da questa parte del globo (il famoso "TTIP"), per generare un'area commerciale in grado di competere o tenere buone le economie emergenti e le tigri asiatiche
* per accettare cambiamenti epocali imposti da fuori e dall'alto come il TTIP, serve che chi impone sia percepito come salvatore. Il primo che arriva con delle soluzioni (difesa, maggior benessere economico, occupazione, etc) che portino via le preoccupazioni che vive questa epoca, nonostante di fatto attui delle imposizioni, diventerà il Buono.
* USA e paesi forti Europei saranno tanto più il Buono se difenderanno o riabiliteranno, in qualche modo, i diritti, le abitudini di consumo e il benessere socio-economico di chi oggi più li sente minacciati e cioè la "classe media", perché "chi più ha, più rischia".
* dato che l'Italia e il sud Europa di fatto si stanno rapidamente de-industrializzando, qui è terra fertile per re-industrializzare o comunque per impiantare ed espandere produzioni agricole e manifatturiere. Nel lungo periodo, serve manodopera flessibile, assolutamente flessibile. Sono i nuovi arrivati e che continueranno ad arrivare per anni a venire, perché questa immigrazione è strutturale ed è almeno in parte indotta.
L'Europa non ha un disegno sugli sbarchi perché lasciare che le cose crescano in queste direzioni è funzionale al disegno più grande.
Non so voi, ma quando confronto queste mie idee che sono sicuramente imprecise e "di pancia" più che di testa col NULLA dell'informazione diffusa dai grandi media e dalla politica, mi è chiaro che le tra le "vittime del sistema" ci sarà purtroppo chi non si chiede il perché di quello che accade.

martedì 18 agosto 2015

Le 3 macchine dell'accoglienza

Ho vissuto dentro la "macchina" dell'accoglienza profughi, con le mani, con il cuore, con la testa, con la mia auto, con le pochissime ore di sonno, con situazioni umanamente difficili da gestire.
E sono totalmente convinto di aver fatto la mia piccola parte in qualcosa di moralmente giusto e che non solo andava fatto, ma che va fatto!
Solo che sono del tutto convinto che questo modello di accoglienza sia già entrato nella fase della non-sostenibilità.
Lo dico ributtando nel cesso la paura di chi non conosce e pensando solo alla sostenibilità aziendale dell'accoglienza.
Lasciando perdere quelli che si inculavano i soldi o che non erogano servizi o che li erogano carenti e in malafede totale,
dal lato aziendalistico individuo 3 tipi di enti che fanno accoglienza:
1. enti che hanno fatto dell'accoglienza un filone progettuale dentro un sistema economico bilanciato: cioè hanno guardato all'opportunità di fare impresa sociale con entrate concordate ma non guardavano all'accoglienza come una panacea a disequilibri di bilancio.
2. enti che hanno fatto dell'accoglienza un tappabuchi di bilancio: aziende troppo legate al finanziamento pubblico che, causa tagli, ritardo etc hanno visto nell'accoglienza prima un salvagente finanziario, poi un filone progettuale. E' il caso di numerosi enti non profit.
3. enti che hanno fatto dell'accoglienza un business (magari anche ben gestito dal lato dei servizi): è il caso di attività ricettive profit che fondamentalmente vendono camere e appaltano a enti non profit i servizi di accompagnamento.
Tolte le mosche bianche, rarissime, questi 3 tipi di enti hanno questi problemi in comune:
- spesso non sanno generare una progettualità di accoglienza
- se riescono a generarla, non riescono tradurla in opportunità di occupazione, dato che le risorse di accompagnamento da mettere a volano sono insufficienti e inappropriate, e la famosa crisi esiste
- quindi il massimo risultato a volte è collaborare con le amministrazioni locali creando occupazione non retribuita per lavori di pubblica utilità
- non hanno *alcun* riferimento certo nella burocrazia locale e statale. Zero proprio, perché una procedura senza esito o un rimpallo tra autorità vuol dire non avere riferimenti, nè normativi nè pratici
- subiscono ritardi nei pagamenti
- possono subire imposizioni più o meno esplicite dalle prefetture
Purtroppo, fondamentalmente si riducono, volenti o nolenti, a fare assistenzialismo.
Tuttavia c'è una sostenibilità economica data dai famigerati 30-35€ al giorno a persona per la gestione che tutto sommato, sedate eventuali situazioni critiche, convince ad andare avanti. Anche perché una volta che ci sei dentro, sei anche legato a continuare.
Ora faccio un pronostico, forse pre-occupato, forse no:
"prevedo" che nel medio-lungo periodo le quote procapite assegnate diminuiranno in modo grave, che i tempi di pagamento diventeranno insostenibili, che l'incapacità di andare oltre l'assistenza pura produrrà situazioni interne e di vicinato insopportabili, che nel lungo periodo il rubinetto dell'accoglienza potrà essere stretto verso lo zero senza troppi annunci e senza troppo anticipo, ma soprattutto senza aver generato nessun tipo di uscita costruttiva degli ospiti nel frattempo.
Detto in altri termini: ti troverai con gli ospiti in casa, ma senza le risorse per accoglierli.
Quindi, mi chiedo: come la vedete voi?