Tutto questo can can sull'assemblea sindacale dei lavoratori del Colosseo serve a dire che in generale esercitare i diritti sindacali è da infami, da fannulloni, da nemici dello Stato.
Anche se stai aspettando gli straordinari da 1 anno, anche se formalmente hai adempiuto a ogni dovere di comunicazione e organizzazione dell'assemblea, anche se i reclami erano già stati fatti più volte.
La foto della gente in coda è un'altra iper-semplificazione della realtà finalizzata a generare sdegno disinformato, spinta dai mass media in maniera palesemente coordinata, per i soliti fini di orientamento dell'opinione pubblica verso direzioni già decise, così quando ti troverai davanti una decisione presa ti sembrerà di essere stato sempre d'accordo.
Antenne alzate!
Come governo, partecipazione, economia, relazioni internazionali e comunicazione dei oggi determinano il corso della (nostra) storia. Tante correnti da fonti e con forze diverse, ma la direzione e lo sbocco sono gli stessi.
mercoledì 23 settembre 2015
martedì 22 settembre 2015
Il Papa è un violento?
Le parole di Erri de Luca portate sul banco degli imputati erano e sono una forma di resistenza civile, un pungolo per il cervello e la coscienza.
I giudici (che governano la legalità ma, ahimè, non la giustizia) faranno il mestiere di sanzionare o scagionare chi commette il reati.
Pensaci bene: se chi "istiga" con la forza delle sue parole diventa potenzialmente colpevole degli atti altrui, allora il Papa sarebbe processabile e condannabile per aver istigato a violenze su minori (dopo il suo 'via libera' alle sculacciate) o a menare chi ha la mamma offesa.
Dovremmo essere grati a chi usa la forza delle sue parole per punzecchiare le coscienze e ricordarci che la disobbedienza, la manifestazione, il boicottaggio e l'azione non violenta sono forme importanti di resistenza e manifestazione civile, che possono metterci dalla parte della giustizia ben più della legge.
I giudici (che governano la legalità ma, ahimè, non la giustizia) faranno il mestiere di sanzionare o scagionare chi commette il reati.
Pensaci bene: se chi "istiga" con la forza delle sue parole diventa potenzialmente colpevole degli atti altrui, allora il Papa sarebbe processabile e condannabile per aver istigato a violenze su minori (dopo il suo 'via libera' alle sculacciate) o a menare chi ha la mamma offesa.
Dovremmo essere grati a chi usa la forza delle sue parole per punzecchiare le coscienze e ricordarci che la disobbedienza, la manifestazione, il boicottaggio e l'azione non violenta sono forme importanti di resistenza e manifestazione civile, che possono metterci dalla parte della giustizia ben più della legge.
venerdì 11 settembre 2015
giovedì 10 settembre 2015
Lo sgambetto è un dettaglio
Usiamo il cervello e non cadiamo nella trappola "buoni contro cattivi".
Ancora una volta stiamo attenti quando un dettaglio della dura realtà (nella mischia delle migliaia di contenuti identici che si potrebbero, purtroppo, trovare) e cioè lo "sgambetto ungherese", viene diffuso in contemporanea a livello mondiale, magari con uno stile quasi cinematografico (proprio come la foto di Aylan).
Gli effetti immediati di questo tipo di comunicazione per dettagli, facendo leva su compassione o sdegno sono:
* rappresentare in modo iper-semplificato e ridotto ai minimi termini un intero molto più complesso. Questo provoca
* una percezione assolutamente limitata e tagliente della realtà, che
* provoca nel destinatario della comunicazione uno "shock", che
* genera reazioni immediate sull'onda emotiva ulteriormente alimentate dallo "spirito di squadra", il che
* consolida schieramenti pro e contro qualcosa o qualcuno.
* una percezione assolutamente limitata e tagliente della realtà, che
* provoca nel destinatario della comunicazione uno "shock", che
* genera reazioni immediate sull'onda emotiva ulteriormente alimentate dallo "spirito di squadra", il che
* consolida schieramenti pro e contro qualcosa o qualcuno.
A livello politico o "alto" questo stato psicologico ed emotivo di massa è funzionale a far passare per soluzioni delle modalità altrimenti inaccettabili, o a portare l'opinione pubblica in una certa direzione (una direzione decisa già molto prima).
Lo sgambetto è reale. E' un fatto. La giornalista è una merda.
Ma ancora e sempre: anziché guardare COSA, fissiamoci sul PERCHE' è diventato la notizia globale del giorno.
L'Ungheria viene demonizzata dai media e molti la stanno demonizzando. Perché?
La risposta non è "Perché non accoglie gli immigrati".
Qual è la funzione di demonizzarla?
mercoledì 9 settembre 2015
Warcom - La comunicazione di massa per la guerra
W l'umanità. W. W. W. W!
Ma restiamo consapevoli che tutta la questione immigrazione (non solo dei profughi) è trattata dai media mondiali secondo un ben definito piano di comunicazione, che discende da un piano di decisione politica.
(Possiamo chiamarla "Warcom - Comunicazione di massa per la guerra"?)
Quanto rapido è stato il cambio di immagine della crisi e di "sentimento" dell'opinione pubblica?
Perché ora chiamiamo tutti rifugiati quando in realtà stiamo parlando di un piano strategico pluridecennale che riguarda i migranti in generale?
Pare normale che il primo a fare una dichiarazione precisa e diffusa globalmente sul da farsi sia stato il vertice del Penatgono anziché, ad esempio, Ban Ki Moon?
Siamo sul filo sottile che divide lo spirito di solidarietà e la fratellanza dall'essere "guidati" da una manipolazione estremamente sottile. Magari è un messaggio che suona male, ma mi pare che ci siano grandi evidenze.
La nostra "arma" è usare il cervello e la moderazione, anche questa volta: esaltare e demonizzare porta su strade comunque rischiose.
"Gli ungheresi" non sono carnefici. "Noi" o "i tedeschi" non sono il messia.
La comunicazione può rappresentare miracoli o generare mostri. Quando è coordinata a livello globale, anche più in grande.
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