mercoledì 9 settembre 2015

Warcom - La comunicazione di massa per la guerra

W l'umanità. W. W. W. W!
Ma restiamo consapevoli che tutta la questione immigrazione (non solo dei profughi) è trattata dai media mondiali secondo un ben definito piano di comunicazione, che discende da un piano di decisione politica.
(Possiamo chiamarla "Warcom - Comunicazione di massa per la guerra"?)
Quanto rapido è stato il cambio di immagine della crisi e di "sentimento" dell'opinione pubblica?
Perché ora chiamiamo tutti rifugiati quando in realtà stiamo parlando di un piano strategico pluridecennale che riguarda i migranti in generale?
Pare normale che il primo a fare una dichiarazione precisa e diffusa globalmente sul da farsi sia stato il vertice del Penatgono anziché, ad esempio, Ban Ki Moon?
Siamo sul filo sottile che divide lo spirito di solidarietà e la fratellanza dall'essere "guidati" da una manipolazione estremamente sottile. Magari è un messaggio che suona male, ma mi pare che ci siano grandi evidenze.
La nostra "arma" è usare il cervello e la moderazione, anche questa volta: esaltare e demonizzare porta su strade comunque rischiose.
"Gli ungheresi" non sono carnefici. "Noi" o "i tedeschi" non sono il messia.
La comunicazione può rappresentare miracoli o generare mostri. Quando è coordinata a livello globale, anche più in grande.

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