mercoledì 9 dicembre 2015

Chi ha paura dei populismi?

Se il conflitto politico e sociale è stato destra-sinistra, dovrebbe essere abbastanza chiaro ed evidente che più che mai è diventato alto-basso. Sarebbe la lotta di classe, ma ci mancano le lenti e la consapevolezza per riconoscerla. I media del resto fanno molto per mescolare le carte, ma il quadro è chiaro!

Il mercantilismo e il "capitalismo kamikaze" sono le forse motrici della società attuale, l'Unione Europea dipende completamente da esse. Poi, per scelte assolutamente elitarie, la politica monetaria europea determina la politica economica comune (?), che a sua volta determina l'azione dei governi nazionali, che a sua volta determina i limiti della sovranità dei singoli stati, e tutto questo si riflette sul welfare di ogni sistema paese e in particolare comprime sempre più diritti e ricchezza del mercato del lavoro il che... divide i ricchi dai poveri.

In questo scenario i poveri e meno agiati sono tantissimi, i ricchi e sistemati sono pochissimi. Ai tanti è difficile capire la catena di cui sopra, perché i pochi che controllano il capitale fan di tutto per confondere le acque, spostando il centro dell'attenzione sulle conseguenze, mentre andrebbero condannate le cause.

I "populismi" che tanto spaventano i governi e l'opinione pubblica per rimando della comunicazione di massa, sono puri e semplici "momenti" di espressione del disagio diffuso e delle visioni comuni, con cui le forze politiche nazionaliste dialogano facilmente, amplificando la loro voce e trovando sempre terreno fertile per far crescere movimenti orizzontali, cioè che raccolgono ceti, interessi, ambizioni diversissime, ma accomunate dal disagio di chi avverte che lo scontro appunto non è destra-sinistra, ma alto-basso, lavoro-capitale.

Se sembrano categorie "vecchie"... è così, perché l'impostazione del conflitto sociale è esattamente questo, una cosa che di facciata non esiste più ma che è viva e vegeta e galoppante.

La cosa di cui preoccuparsi è che le élite di ogni governo e quelle europee per tutti, reprimono la natura e la linfa sana di queste esperienze, deridendole come "populismo" e "demagogia". Puntare il dito e canzonare è tipico di chi deve screditarti per difendere la propria posizione, affermando la propria superiorità etica e morale.

Se li guardiamo bene e senza pregiudizi morali o politici, i "populismi" esprimono e salvaguardano lo spirito di partecipazione dal basso che è delle democrazie. A dire che i "populismi" di oggi hanno molto di buono, perché riportano al centro gli interessi comuni e diffusi e richiamano i tantissimi nel disagio alla partecipazione, contro le logiche tecniche e "da studio" delle élite.

Lo "spirito europeo" è cosa buona? Sicuramente si, ma solo per certi aspetti. I nazionalismi che raccolgono l'umore del popolo sono cosa cattiva? Qui verrebbe da rispondere con un "si, sono cattivi", ma capiamo bene prima cosa contengono, cosa esprimono, cosa tutelano e se sono nazionalismo oppure se questa è un'altra etichetta che serve a screditarli rapidamente.

E quindi, chi ha paura dei populismi? E se li guardi con diffidenza, perché?

giovedì 3 dicembre 2015

Da oggi venti di guerra per l'Italia

Da oggi venti di guerra per l'Italia.
Sempre per sgominare l'Isis, che da ieri nella voce e nelle pagine di alcuni giornalisti è diventata rapidamente numerosa e potente in Libia.
Inizia a salire quella sensazione di "Sembra un film" che lascia presagire uno svolgimento molto simile alla triste sequenza francese:
prima una presenza militare leggera nel paese medio-orientale, poi un attentato molto grave e orribilmente spettacolare, quindi lo shock nazionale, infine la missione militare all'estero e lo stato di massima allerta prolungato all'interno.
Con la preghiera di non aver capito nulla e di sbagliare su tutto...

lunedì 30 novembre 2015

Ecco perché il ministro Poletti sta facendo un grande servizio alla nazione

Il minestro (ops, ministro!) Poletti sta facendo un grande servizio al nostro paese perché, senza neanche metterci davanti un vocabolario di facciata, sta presentando i nuovi colpi di mannaia al mercato del lavoro in chiave:
stipendi più bassi & meno diritti & più imposizione fiscale sul lavoratore dipendente
( Nota tecnica: quando i giornali e i media senza volontà critica parlano di "flessibilità del lavoro per essere competitivi nel mercato globale" stanno dicendo che le imprese italiane per sperare di vendere quel che producono possono tagliare solamente un ultimo costo: quello del lavoro, detto anche "stipendi + contributi che ti porti a casa ogni mese").
Quindi
** Ciao ciao contratti nazionali! **
Il fondamento dei contratti nazionali sono il concetto di retribuzione oraria, di scatto di anzianità, di contrattazione tra governo e parti sociali. Del fatto che essere dipendenti è diverso da essere autonomi...
Partendo dalla fine, il governo, sta già elaborando senza controparti il modello contrattuale dello "stipendio proporzionato a quanto partecipi a generare valore", un modo squisitamente capitalistico di accollare il rischio di impresa sul lavoratore.
Ma qui c'è una contraddizione pazzesca: da 10 anni a questa parte e sempre più così sarà, il successo delle imprese è determinato non dalla capacità produttiva (tutti i paesi del mondo non sanno più come svuotare i magazzini) ma da due elementi:
- regolamentazione politica e amministrativa dei mercati internazionali, sui cui mi pare i lavoratori e cioè i cittadini italiani abbiano ben poco spazio di parole e azione
- capacità dell'impresa di fare marketing e arrivare alla vendita, che dovrebbero essere la maggiore preoccupazione dell'imprenditore e non dei dipendenti
I lavoratori più colpiti da un modello contrattuale del genere quindi chi diventano? Chi svolge lavoro operaio, tipicamente di produzione di beni e manufatti, che però si troveranno a ricevere stipendi più bassi come se fosse "colpa" loro quando invece successi ed insuccessi imprenditoriali dipendono dai rapporti di forza commerciale, monetaria e doganale tra stati e dalla capacità dell'imprenditore e dei "manager" di affrontare una simile complessità.
** A cosa serve il Jobs Act per le partite iva? **
Le partita iva avranno, si dice da tempo, un proprio Jobs Act, uno "statuto dei liberi professionisti".
Evviva? Forse ma forse ma forse. La partita iva è la massima flessibilità desiderabile da un datore di lavoro e un Jobs Act che la regolamenti è un utile strumento non tanto per stabilizzare la condizione dei liberi professionisti, ma per allargare la libera professione a una platea più ampia.
Contributi, assicurazioni, oneri, tutti a carico del lavoratore. Wow!
** Le nostre imprese sono tra più fuochi **
L'UE sta discutendo due passaggi "storici" per il commercio internazionale: TTIP (vuol dire distruggere le dogane tra USA e paesi europei e deregolamentare molti mercati) e riconoscimento della Cina come paese di libero mercato, che vuol dire riconoscere che le imprese cinesi combattono con le stesse armi delle imprese europee e quindi è ok abbattere le barriere all'import verso l'UE. In pratica vuol dire che USA e Cina, andate in porto le cose, avranno molta più facilità a importare e fare impresa da noi.
** L'Eurozona è un problema enorme e spinge il debito privato **
L'euro e i trattati di stabilità economica europei sono dei puri catenacci per le imprese europee ed italiane. Inoltre sono tra le cause dell'asfissia del welfare, che è spesa pubblica, tanto più in un periodo di crisi durante il quale poter fare tanta spesa pubblica è un bene e non un male. Ma se come Stato non posso fare debito e deficit più dell'attuale per sostenere i redditi e il potere d'acquisto dei cittadini (qualcuno dovrà pur comprare quel che viene prodotto o importato, no?), allora i cittadini devono avere molta fantasia per cavarsela e anche cominciare a pensare a contrarre debiti loro stessi, presso banche, finanziarie, etc etc, altrimenti a fine mese molte volte non ci si arriva.
In tutto ciò, il "lavoro flessibile" si incastra a pennello.
E quindi, una domanda sola:
a chi giova veramente tutto questo?

giovedì 26 novembre 2015

preferisci più sanità pubblica o più difesa/offesa militare?

Da ieri è in vigore anche in Italia la direttiva europea che pone paletti molto netti ai turni di lavoro e di riposo dei medici e infermieri in tutti i paesi membri, compresa l'Italia.
Questa regolamentazione può anche essere corretta per un servizio di qualità (meno stress e più riposo = miglior vita professionale e personale).
Il piccolissimo problema è che immediatamente si genera un rischio di turni scoperti al fronte del quale ci sono tre alternative:
1. a parità di personale assunto e di risorse finanziare al settore sanitario, questi medici e infermieri lavorano clandestinamente fuori turno per garantire la continuità del servizio
2. a parità di personale assunto e di risorse finanziare al settore sanitario, per non compiere un illecito, la direzione ospedaliera sospende delle fasce di servizio nei reparti in cui non è possibile coprire turni. In buona sostanza, chiude i reparti per un tot di ore.
3. il governo decide di garantire il welfare sanitario e quindi fa spending review (in teoria questo sta avvenendo) e/o fa deficit pubblico "di scopo" rischiando di violare le regole del patto di stabilità UE.
Ieri pomeriggio i sindacati e le rappresentanze di categoria ieri dicevano che nell'immediato le soluzioni più probabili sono la 1 o la 2.
La 3 è teoricamente immaginabile se rimaniamo su spending review e su deficit pubblico: l'Italia ha ancora un po' di margine prima di raggiungere il limite del 3% di rapporto deficit/PIL).
Non ho i conti e forse non saprei neppure valutarli, ma nei prossimi mesi le Regioni per poter garantire 24 ore su 24 di servizio con tutto il personale che serve avranno bisogno entro qualche mese in poco tempo di appena qualche miliardo di €.
Detto tutto questo: l'Unione Europea (da ribattezzare semplicemente Eurozona) in questa maniera pone le regole di conduzione del sistema di welfare dei suoi stati membri, *costringendo* gli operatori e i governi a scelte difficilissime MA
FATALITA'
se si tratta di spese militari e per la difesa, le regole del Patto di Stabilità non valgono più! Spendi pure Italia, tanto queste spese non saranno computate nel deficit pubblico!
Si, è vero, adesso, c'è il terrorismo da affrontare, ma la sanità pubblica non ha almeno pari dignità e importanza?
Intanto gioiscono e ringraziano Finmeccanica e l'industria militare italiana e mondiale...
Ma torniamo un passo indietro, cioè alla sanità del nostro paese.
A suon di trattati europei inamovibili e imposizioni normative
tutto fa pensare che
nel giro di pochi anni i servizi sanitari privati e le assicurazioni sanitarie avranno un mercato florido su cui guadagnare.
Dove mercato = i cittadini.
Se il sistema sanitario pubblico fa buchi - perché non ha risorse per garantire la continuità del servizio - e la domanda per i servizi aumenta - perché saremo di più - immigrazione, aumento lento ma probabile della natalità - e sicuramente più anziani - , la sanità privata diventa automaticamente il settore che soddisfa la domanda a cui la sanità pubblica non riesce a rispondere.
Si può fare in tanti modi: vai alla clinica privata. Oppure le cliniche private pagano dei canoni agli ospedali per rimpiazzare il personale pubblico mancante direttamente dentro l'ospedale, ma questo personale privato sarà a disposizione solo per chi è assicurato.
Tradotto: al prezzo di un'assicurazione sanitaria sei sicuro di curarti ogni giorno e in ogni momento e per ogni cosa, altrimenti aspetti su code sempre più luuuuuunghe oppure... niente.
Molto americano, no? (con buona pace di osanna gli USA perché sono fichi).
Ovviamente, come per tutte le assicurazioni sei tanto più garantito quanto puoi permetterti di spendere per la polizza. E quindi ci saranno vari livelli di servizio garantito, a seconda di quanto paghi.
Francamente: vi sembra che io stia dicendo cazzate o concordate almeno in parte?
Questi sono gli effetti di un sistema economico e politico che si chiama democratico ma di fatto è semplicemente ultraliberista, che acchiappa tutti i governi tra complici e inconsapevoli, anche se noi ancora ragioniamo di destra e sinistra.
Io resto dalla parte dei cittadini e di un welfare state attaccato da tutti i fronti ma che non dovrebbe essere discutibile, pur con tutte le sue ruberie, distorsioni e sprechi. *
* Di certo limitare ruberie, distorsioni e sprechi è una delle vie da seguire, ma non basterebbe comunque a soddisfare la NECESSITA' di fare spesa pubblica per garantire i servizi fondamentali.

martedì 24 novembre 2015

La Turchia è governata da uno psicopatico

Noi che stiamo con la Turchia sotto il profilo delle alleanze internazionali (leggi: NATO), sappiamo di essere dalla parte di uno psicopatico?
Probabilmente no, altrimenti i giornali, salvo poche mosche bianche e comunque timidamente, non starebbero occultando motivi e conseguenze dell'abbattimento dei 2 caccia russi da parte di militari turchi.
Alcuni punti che, anche se Repubblica e il Corriere fan finta, non possiamo più ignorare:
* i "ribelli contro Assad" che hanno, pare, ammazzato uno dei piloti sono in gran parte militanti di Isis e altre forze jihadiste, notoriamente ideate, finanziate e rinforzate da Turchia (ma guarda!), Arabia Saudita, Qatar, Usa, Israele.
* quando Putin all'Onu ha detto che "a questo tavolo siedono complici dell'Isis" si riferiva a quelli sopra, più altri. Ma i nostri bravissimi giornalisti per qualche motivo si fermano alla dichiarazione, trattando i cittadini come dei pirla che non meritano informazione e verità.
* portare la Nato in grande formazione in Medio Oriente è il desiderio di Usa, Francia, Israele. Imperialismo e neo-colonialismo devono continuare, ma sotto un'egida che sia di tutti e di nessuno, gradevole o difficilmente criticabile dall'opinione pubblica. A ogni modo esiste un piano di ridefinizione degli assetti politici e territoriali in Medio Oriente, a iniziare da Siria e Iraq se non fosse ancora chiaro (ma non a tutti può esserlo, dato che i giornalisti continuano a parlare d'altro).
* la Russia è in Siria perché al caos voluto e sostenuto preferisce il regime di Assad, che è un regime del cazzo, ma laico. La Russia non vuole gli jihadisti alle porte (ma non dimentichiamo che in Afghanistan ha dato i natali a molti di loro). E' altamente improbabile che i caccia stessero volando sopra lo spazio aereo turco, inasprire ulteriormente il conflitto piò volerlo solo uno psicopatico e per quanto Putin sia omemmerda, non sembrerebbe anche uno psicopatico.
* la Nato serve in Siria anche e in parte soprattutto come avamposto in funzione se non anti-Russia, almeno come deterrente per le azioni militari russe. Speriamo si fermino alla seconda modalità.
* La Russia ha tutto l'interesse a migliorare e riallacciare i rapporti con i paesi europei, il "sogno" è quello di un'area di scambio commerciale aperta nei due sensi, per non cadere in un rapporto di dipendenza con la Cina la quale nell'immediato è il suo migliore partner commerciale. Ma gli Usa remano contro a tutto questo da sempre, le sanzioni sono la loro arma migliore in questo senso.
Questo a dire che è ancora più remota l'ipotesi che con i caccia la Russia abbia voluto provocare la Turchia, perché se la reazione a catena è chiara a noi, figurati a loro.
Se la Russia reagisce con le armi, la Turchia può chiedere l'intervento Nato, anzi scatta da sè in quanto viene aggredito un alleato.
Se la Russia non reagisce, è altamentissimamente probabile che oggi dal Consiglio straordinario Nato esca la risoluzione di portare forze Nato comunque in Siria in funzione di monitoraggio/difensiva degli alleati/offensiva a sostegno degli alleati.
L'Italia non è esclusa dai giochi, perché la posizione non è "No guerra" ma "No Libia bis", cioè non andiamo giù alla cazzo di cane ma con un piano strategico. Ma le vie per rendere "strategico" il nulla sono infinite. Basta dirla bene.
In tutto questo, tutti bombardano tutto, i civili uccisi si contano a migliaia, i profughi a centinaia di migliaia.
Queste sono le trame del potere di emeriti psicopatici, basta che lo sappiamo e ricacciamo al mittente l'informazione falsa e complice che vorrebbero darci da mangiare.

mercoledì 18 novembre 2015

La moltiplicazione dei fronti, dei conflitti

Basta davvero poco, davvero poco per uscire da questa realtà virtuale, una valanga di bugie e ambiguità che servono semplicemente a impedire di capire e a orientarci allo scontro, a un bianco e nero sempre più estremo.
Tutti contro l'Isis, con gli eserciti. Ma è abbastanza chiaro o davvero ancora non lo è che il fronte Nato - Russia - Paesi del Medio Oriente - Isis e estremisti concentrato in Siria e poi dove servirà, è un fronte militare di governi che sono, alla bisogna, o alleati o nemici?
Per certi fini per loro, governi e terroristi, è meglio essere alleati, per altri è dovuto essere nemici. E quindi è chiaro o no che portarci in guerra - perché lo vogliono loro e ci conducono a volerlo - vuol dire MOLTIPLICARE ALL'ENNESIMA POTENZA il conflitto lì giù e qui da noi?
E' un conflitto che oggi è esterno ("loro contro noi"), ma nell'estremismo a cui vogliono portarci il rischio vero è che ci mettiamo "noi contro di noi". Ancora più efficace che armare i terroristi, no?
E' sempre lo stesso antico e semplice schema: più hai paura, più farai quello che voglio. Un po' alla volta non ti accorgerai nemmeno di trovarti in mezzo a ciò che va contro ai tuo valori, al buon senso, alla logica.
In tutto questo i nostri governi sono complici del terrorismo. Punto.
Ma noi non vogliamo essere complici dei nostri governi,
e credo che anche volendo, non potremmo,
perché nel nostro agire quotidiano siamo uomini e donne di Stato migliori di quanto mai lo potranno essere i nostri governanti, anche se mai ci siederemo nelle sale dei bottoni.
Coi nostri cuori, le nostre menti e le nostre pance dobbiamo ostinarci a fare muro contro le bugie dei governi e a fare unità per tutelare e promuovere quanto di buono che c'è in noi e tra di noi.
Abbiamo MOLTO di buono da dare e da fare. Molto molto molto di buono.
Fiducia in noi, nel prossimo, nella comunità, corajo e avanti tutta!

martedì 17 novembre 2015

Sicurezza e/o libertà

C'è questa notizia passata assolutamente in sordina, non ribattuta. Un altissimo funzionario delle forze dell'ordine italiane ha dichiarato che:
" Di fronte a tutto questo dovremo accettare delle restrizioni alle nostra libertà". E' quel che dice Hollande rispetto alla modifica della Costituzione francese.
Il terrorismo mette a rischio la nostra libertà, quindi i governi possono o devono agire anche loro limitandole all'occorrenza.
Ma quali sono i limiti che la sicurezza può imporre alla libertà?
La Francia richiamando il Trattato di Lisbona vuole portare l'Europa in guerra in Medio Oriente, ricordando il principio di "solidarietà" tra gli stati dell'UE. Ma la "solidarietà" può essere deformata nel suo significato all'occorrenza? Cioè, può diventare "Andiamo in guerra?".
Renzi sta evitando il tema, ma ieri - altra notizia abbastanza bypassata - Gentiloni ha dichiarato che:
"Dobbiamo essere fieri quando l'Italia è all'estero in guerra a difendere la nostra libertà e quella degli altri popoli" (stressando almeno 3 volte la parola "guerra").
L'analisi più lucida su tutto questo alla fine da chi viene?
Da Berlusconi ospite di Gianni Minoli.
Berlusconi omemmerda, ma in questa situazione capace di una schiettezza e oggettività che non ha ancora eguali in questi giorni. Ha detto - parafraso -:
" La causa di questo terrorismo è la politica estera militare dei paesi occidentali in Medio Oriente. Iraq e Afghanistan sono stati fallimenti e andarci è stato da irresponsabili. Ma a qualcuno interessava iniziarla, e volenti o nolenti ci siam ritrovati lì in mezzo. Ora l'Italia può anche non volere la guerra in Siria per sè, ma probabilmente dovrà andarci".
Renzi sicuramente non sta dicendo questo, ma dovrebbe. Ma può?
Perché, se davvero a qualcuno ancora non fosse chiaro, il terrorismo ce lo abbiamo in casa a causa di quel mix di interventismo militare e di finanziamento obliquo alle varie milizie di mercenari e partiti create dall'occidente in Medio Oriente dagli anni '70 in poi.
E' a causa di lontani e attuali giochi geopolitici dei nostri potenti che oggi siamo a rischio più di prima.
Capiamo che è così, pesiamoci, informiamoci, ricordiamoci che nonostante tutto questo siamo ancora pienamente capaci di affrontare le ingiustizie e generare di buono e di giusto. E affermiamolo coi fatti.
Avanti tutta!