Il minestro (ops, ministro!) Poletti sta facendo un grande servizio al nostro paese perché, senza neanche metterci davanti un vocabolario di facciata, sta presentando i nuovi colpi di mannaia al mercato del lavoro in chiave:
stipendi più bassi & meno diritti & più imposizione fiscale sul lavoratore dipendente
( Nota tecnica: quando i giornali e i media senza volontà critica parlano di "flessibilità del lavoro per essere competitivi nel mercato globale" stanno dicendo che le imprese italiane per sperare di vendere quel che producono possono tagliare solamente un ultimo costo: quello del lavoro, detto anche "stipendi + contributi che ti porti a casa ogni mese").
Quindi
** Ciao ciao contratti nazionali! **
Il fondamento dei contratti nazionali sono il concetto di retribuzione oraria, di scatto di anzianità, di contrattazione tra governo e parti sociali. Del fatto che essere dipendenti è diverso da essere autonomi...
Partendo dalla fine, il governo, sta già elaborando senza controparti il modello contrattuale dello "stipendio proporzionato a quanto partecipi a generare valore", un modo squisitamente capitalistico di accollare il rischio di impresa sul lavoratore.
Ma qui c'è una contraddizione pazzesca: da 10 anni a questa parte e sempre più così sarà, il successo delle imprese è determinato non dalla capacità produttiva (tutti i paesi del mondo non sanno più come svuotare i magazzini) ma da due elementi:
Ma qui c'è una contraddizione pazzesca: da 10 anni a questa parte e sempre più così sarà, il successo delle imprese è determinato non dalla capacità produttiva (tutti i paesi del mondo non sanno più come svuotare i magazzini) ma da due elementi:
- regolamentazione politica e amministrativa dei mercati internazionali, sui cui mi pare i lavoratori e cioè i cittadini italiani abbiano ben poco spazio di parole e azione
- capacità dell'impresa di fare marketing e arrivare alla vendita, che dovrebbero essere la maggiore preoccupazione dell'imprenditore e non dei dipendenti
I lavoratori più colpiti da un modello contrattuale del genere quindi chi diventano? Chi svolge lavoro operaio, tipicamente di produzione di beni e manufatti, che però si troveranno a ricevere stipendi più bassi come se fosse "colpa" loro quando invece successi ed insuccessi imprenditoriali dipendono dai rapporti di forza commerciale, monetaria e doganale tra stati e dalla capacità dell'imprenditore e dei "manager" di affrontare una simile complessità.
** A cosa serve il Jobs Act per le partite iva? **
Le partita iva avranno, si dice da tempo, un proprio Jobs Act, uno "statuto dei liberi professionisti".
Evviva? Forse ma forse ma forse. La partita iva è la massima flessibilità desiderabile da un datore di lavoro e un Jobs Act che la regolamenti è un utile strumento non tanto per stabilizzare la condizione dei liberi professionisti, ma per allargare la libera professione a una platea più ampia.
Contributi, assicurazioni, oneri, tutti a carico del lavoratore. Wow!
Evviva? Forse ma forse ma forse. La partita iva è la massima flessibilità desiderabile da un datore di lavoro e un Jobs Act che la regolamenti è un utile strumento non tanto per stabilizzare la condizione dei liberi professionisti, ma per allargare la libera professione a una platea più ampia.
Contributi, assicurazioni, oneri, tutti a carico del lavoratore. Wow!
** Le nostre imprese sono tra più fuochi **
L'UE sta discutendo due passaggi "storici" per il commercio internazionale: TTIP (vuol dire distruggere le dogane tra USA e paesi europei e deregolamentare molti mercati) e riconoscimento della Cina come paese di libero mercato, che vuol dire riconoscere che le imprese cinesi combattono con le stesse armi delle imprese europee e quindi è ok abbattere le barriere all'import verso l'UE. In pratica vuol dire che USA e Cina, andate in porto le cose, avranno molta più facilità a importare e fare impresa da noi.
** L'Eurozona è un problema enorme e spinge il debito privato **
L'euro e i trattati di stabilità economica europei sono dei puri catenacci per le imprese europee ed italiane. Inoltre sono tra le cause dell'asfissia del welfare, che è spesa pubblica, tanto più in un periodo di crisi durante il quale poter fare tanta spesa pubblica è un bene e non un male. Ma se come Stato non posso fare debito e deficit più dell'attuale per sostenere i redditi e il potere d'acquisto dei cittadini (qualcuno dovrà pur comprare quel che viene prodotto o importato, no?), allora i cittadini devono avere molta fantasia per cavarsela e anche cominciare a pensare a contrarre debiti loro stessi, presso banche, finanziarie, etc etc, altrimenti a fine mese molte volte non ci si arriva.
In tutto ciò, il "lavoro flessibile" si incastra a pennello.
E quindi, una domanda sola:
a chi giova veramente tutto questo?
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