mercoledì 9 dicembre 2015

Chi ha paura dei populismi?

Se il conflitto politico e sociale è stato destra-sinistra, dovrebbe essere abbastanza chiaro ed evidente che più che mai è diventato alto-basso. Sarebbe la lotta di classe, ma ci mancano le lenti e la consapevolezza per riconoscerla. I media del resto fanno molto per mescolare le carte, ma il quadro è chiaro!

Il mercantilismo e il "capitalismo kamikaze" sono le forse motrici della società attuale, l'Unione Europea dipende completamente da esse. Poi, per scelte assolutamente elitarie, la politica monetaria europea determina la politica economica comune (?), che a sua volta determina l'azione dei governi nazionali, che a sua volta determina i limiti della sovranità dei singoli stati, e tutto questo si riflette sul welfare di ogni sistema paese e in particolare comprime sempre più diritti e ricchezza del mercato del lavoro il che... divide i ricchi dai poveri.

In questo scenario i poveri e meno agiati sono tantissimi, i ricchi e sistemati sono pochissimi. Ai tanti è difficile capire la catena di cui sopra, perché i pochi che controllano il capitale fan di tutto per confondere le acque, spostando il centro dell'attenzione sulle conseguenze, mentre andrebbero condannate le cause.

I "populismi" che tanto spaventano i governi e l'opinione pubblica per rimando della comunicazione di massa, sono puri e semplici "momenti" di espressione del disagio diffuso e delle visioni comuni, con cui le forze politiche nazionaliste dialogano facilmente, amplificando la loro voce e trovando sempre terreno fertile per far crescere movimenti orizzontali, cioè che raccolgono ceti, interessi, ambizioni diversissime, ma accomunate dal disagio di chi avverte che lo scontro appunto non è destra-sinistra, ma alto-basso, lavoro-capitale.

Se sembrano categorie "vecchie"... è così, perché l'impostazione del conflitto sociale è esattamente questo, una cosa che di facciata non esiste più ma che è viva e vegeta e galoppante.

La cosa di cui preoccuparsi è che le élite di ogni governo e quelle europee per tutti, reprimono la natura e la linfa sana di queste esperienze, deridendole come "populismo" e "demagogia". Puntare il dito e canzonare è tipico di chi deve screditarti per difendere la propria posizione, affermando la propria superiorità etica e morale.

Se li guardiamo bene e senza pregiudizi morali o politici, i "populismi" esprimono e salvaguardano lo spirito di partecipazione dal basso che è delle democrazie. A dire che i "populismi" di oggi hanno molto di buono, perché riportano al centro gli interessi comuni e diffusi e richiamano i tantissimi nel disagio alla partecipazione, contro le logiche tecniche e "da studio" delle élite.

Lo "spirito europeo" è cosa buona? Sicuramente si, ma solo per certi aspetti. I nazionalismi che raccolgono l'umore del popolo sono cosa cattiva? Qui verrebbe da rispondere con un "si, sono cattivi", ma capiamo bene prima cosa contengono, cosa esprimono, cosa tutelano e se sono nazionalismo oppure se questa è un'altra etichetta che serve a screditarli rapidamente.

E quindi, chi ha paura dei populismi? E se li guardi con diffidenza, perché?

giovedì 3 dicembre 2015

Da oggi venti di guerra per l'Italia

Da oggi venti di guerra per l'Italia.
Sempre per sgominare l'Isis, che da ieri nella voce e nelle pagine di alcuni giornalisti è diventata rapidamente numerosa e potente in Libia.
Inizia a salire quella sensazione di "Sembra un film" che lascia presagire uno svolgimento molto simile alla triste sequenza francese:
prima una presenza militare leggera nel paese medio-orientale, poi un attentato molto grave e orribilmente spettacolare, quindi lo shock nazionale, infine la missione militare all'estero e lo stato di massima allerta prolungato all'interno.
Con la preghiera di non aver capito nulla e di sbagliare su tutto...

lunedì 30 novembre 2015

Ecco perché il ministro Poletti sta facendo un grande servizio alla nazione

Il minestro (ops, ministro!) Poletti sta facendo un grande servizio al nostro paese perché, senza neanche metterci davanti un vocabolario di facciata, sta presentando i nuovi colpi di mannaia al mercato del lavoro in chiave:
stipendi più bassi & meno diritti & più imposizione fiscale sul lavoratore dipendente
( Nota tecnica: quando i giornali e i media senza volontà critica parlano di "flessibilità del lavoro per essere competitivi nel mercato globale" stanno dicendo che le imprese italiane per sperare di vendere quel che producono possono tagliare solamente un ultimo costo: quello del lavoro, detto anche "stipendi + contributi che ti porti a casa ogni mese").
Quindi
** Ciao ciao contratti nazionali! **
Il fondamento dei contratti nazionali sono il concetto di retribuzione oraria, di scatto di anzianità, di contrattazione tra governo e parti sociali. Del fatto che essere dipendenti è diverso da essere autonomi...
Partendo dalla fine, il governo, sta già elaborando senza controparti il modello contrattuale dello "stipendio proporzionato a quanto partecipi a generare valore", un modo squisitamente capitalistico di accollare il rischio di impresa sul lavoratore.
Ma qui c'è una contraddizione pazzesca: da 10 anni a questa parte e sempre più così sarà, il successo delle imprese è determinato non dalla capacità produttiva (tutti i paesi del mondo non sanno più come svuotare i magazzini) ma da due elementi:
- regolamentazione politica e amministrativa dei mercati internazionali, sui cui mi pare i lavoratori e cioè i cittadini italiani abbiano ben poco spazio di parole e azione
- capacità dell'impresa di fare marketing e arrivare alla vendita, che dovrebbero essere la maggiore preoccupazione dell'imprenditore e non dei dipendenti
I lavoratori più colpiti da un modello contrattuale del genere quindi chi diventano? Chi svolge lavoro operaio, tipicamente di produzione di beni e manufatti, che però si troveranno a ricevere stipendi più bassi come se fosse "colpa" loro quando invece successi ed insuccessi imprenditoriali dipendono dai rapporti di forza commerciale, monetaria e doganale tra stati e dalla capacità dell'imprenditore e dei "manager" di affrontare una simile complessità.
** A cosa serve il Jobs Act per le partite iva? **
Le partita iva avranno, si dice da tempo, un proprio Jobs Act, uno "statuto dei liberi professionisti".
Evviva? Forse ma forse ma forse. La partita iva è la massima flessibilità desiderabile da un datore di lavoro e un Jobs Act che la regolamenti è un utile strumento non tanto per stabilizzare la condizione dei liberi professionisti, ma per allargare la libera professione a una platea più ampia.
Contributi, assicurazioni, oneri, tutti a carico del lavoratore. Wow!
** Le nostre imprese sono tra più fuochi **
L'UE sta discutendo due passaggi "storici" per il commercio internazionale: TTIP (vuol dire distruggere le dogane tra USA e paesi europei e deregolamentare molti mercati) e riconoscimento della Cina come paese di libero mercato, che vuol dire riconoscere che le imprese cinesi combattono con le stesse armi delle imprese europee e quindi è ok abbattere le barriere all'import verso l'UE. In pratica vuol dire che USA e Cina, andate in porto le cose, avranno molta più facilità a importare e fare impresa da noi.
** L'Eurozona è un problema enorme e spinge il debito privato **
L'euro e i trattati di stabilità economica europei sono dei puri catenacci per le imprese europee ed italiane. Inoltre sono tra le cause dell'asfissia del welfare, che è spesa pubblica, tanto più in un periodo di crisi durante il quale poter fare tanta spesa pubblica è un bene e non un male. Ma se come Stato non posso fare debito e deficit più dell'attuale per sostenere i redditi e il potere d'acquisto dei cittadini (qualcuno dovrà pur comprare quel che viene prodotto o importato, no?), allora i cittadini devono avere molta fantasia per cavarsela e anche cominciare a pensare a contrarre debiti loro stessi, presso banche, finanziarie, etc etc, altrimenti a fine mese molte volte non ci si arriva.
In tutto ciò, il "lavoro flessibile" si incastra a pennello.
E quindi, una domanda sola:
a chi giova veramente tutto questo?

giovedì 26 novembre 2015

preferisci più sanità pubblica o più difesa/offesa militare?

Da ieri è in vigore anche in Italia la direttiva europea che pone paletti molto netti ai turni di lavoro e di riposo dei medici e infermieri in tutti i paesi membri, compresa l'Italia.
Questa regolamentazione può anche essere corretta per un servizio di qualità (meno stress e più riposo = miglior vita professionale e personale).
Il piccolissimo problema è che immediatamente si genera un rischio di turni scoperti al fronte del quale ci sono tre alternative:
1. a parità di personale assunto e di risorse finanziare al settore sanitario, questi medici e infermieri lavorano clandestinamente fuori turno per garantire la continuità del servizio
2. a parità di personale assunto e di risorse finanziare al settore sanitario, per non compiere un illecito, la direzione ospedaliera sospende delle fasce di servizio nei reparti in cui non è possibile coprire turni. In buona sostanza, chiude i reparti per un tot di ore.
3. il governo decide di garantire il welfare sanitario e quindi fa spending review (in teoria questo sta avvenendo) e/o fa deficit pubblico "di scopo" rischiando di violare le regole del patto di stabilità UE.
Ieri pomeriggio i sindacati e le rappresentanze di categoria ieri dicevano che nell'immediato le soluzioni più probabili sono la 1 o la 2.
La 3 è teoricamente immaginabile se rimaniamo su spending review e su deficit pubblico: l'Italia ha ancora un po' di margine prima di raggiungere il limite del 3% di rapporto deficit/PIL).
Non ho i conti e forse non saprei neppure valutarli, ma nei prossimi mesi le Regioni per poter garantire 24 ore su 24 di servizio con tutto il personale che serve avranno bisogno entro qualche mese in poco tempo di appena qualche miliardo di €.
Detto tutto questo: l'Unione Europea (da ribattezzare semplicemente Eurozona) in questa maniera pone le regole di conduzione del sistema di welfare dei suoi stati membri, *costringendo* gli operatori e i governi a scelte difficilissime MA
FATALITA'
se si tratta di spese militari e per la difesa, le regole del Patto di Stabilità non valgono più! Spendi pure Italia, tanto queste spese non saranno computate nel deficit pubblico!
Si, è vero, adesso, c'è il terrorismo da affrontare, ma la sanità pubblica non ha almeno pari dignità e importanza?
Intanto gioiscono e ringraziano Finmeccanica e l'industria militare italiana e mondiale...
Ma torniamo un passo indietro, cioè alla sanità del nostro paese.
A suon di trattati europei inamovibili e imposizioni normative
tutto fa pensare che
nel giro di pochi anni i servizi sanitari privati e le assicurazioni sanitarie avranno un mercato florido su cui guadagnare.
Dove mercato = i cittadini.
Se il sistema sanitario pubblico fa buchi - perché non ha risorse per garantire la continuità del servizio - e la domanda per i servizi aumenta - perché saremo di più - immigrazione, aumento lento ma probabile della natalità - e sicuramente più anziani - , la sanità privata diventa automaticamente il settore che soddisfa la domanda a cui la sanità pubblica non riesce a rispondere.
Si può fare in tanti modi: vai alla clinica privata. Oppure le cliniche private pagano dei canoni agli ospedali per rimpiazzare il personale pubblico mancante direttamente dentro l'ospedale, ma questo personale privato sarà a disposizione solo per chi è assicurato.
Tradotto: al prezzo di un'assicurazione sanitaria sei sicuro di curarti ogni giorno e in ogni momento e per ogni cosa, altrimenti aspetti su code sempre più luuuuuunghe oppure... niente.
Molto americano, no? (con buona pace di osanna gli USA perché sono fichi).
Ovviamente, come per tutte le assicurazioni sei tanto più garantito quanto puoi permetterti di spendere per la polizza. E quindi ci saranno vari livelli di servizio garantito, a seconda di quanto paghi.
Francamente: vi sembra che io stia dicendo cazzate o concordate almeno in parte?
Questi sono gli effetti di un sistema economico e politico che si chiama democratico ma di fatto è semplicemente ultraliberista, che acchiappa tutti i governi tra complici e inconsapevoli, anche se noi ancora ragioniamo di destra e sinistra.
Io resto dalla parte dei cittadini e di un welfare state attaccato da tutti i fronti ma che non dovrebbe essere discutibile, pur con tutte le sue ruberie, distorsioni e sprechi. *
* Di certo limitare ruberie, distorsioni e sprechi è una delle vie da seguire, ma non basterebbe comunque a soddisfare la NECESSITA' di fare spesa pubblica per garantire i servizi fondamentali.

martedì 24 novembre 2015

La Turchia è governata da uno psicopatico

Noi che stiamo con la Turchia sotto il profilo delle alleanze internazionali (leggi: NATO), sappiamo di essere dalla parte di uno psicopatico?
Probabilmente no, altrimenti i giornali, salvo poche mosche bianche e comunque timidamente, non starebbero occultando motivi e conseguenze dell'abbattimento dei 2 caccia russi da parte di militari turchi.
Alcuni punti che, anche se Repubblica e il Corriere fan finta, non possiamo più ignorare:
* i "ribelli contro Assad" che hanno, pare, ammazzato uno dei piloti sono in gran parte militanti di Isis e altre forze jihadiste, notoriamente ideate, finanziate e rinforzate da Turchia (ma guarda!), Arabia Saudita, Qatar, Usa, Israele.
* quando Putin all'Onu ha detto che "a questo tavolo siedono complici dell'Isis" si riferiva a quelli sopra, più altri. Ma i nostri bravissimi giornalisti per qualche motivo si fermano alla dichiarazione, trattando i cittadini come dei pirla che non meritano informazione e verità.
* portare la Nato in grande formazione in Medio Oriente è il desiderio di Usa, Francia, Israele. Imperialismo e neo-colonialismo devono continuare, ma sotto un'egida che sia di tutti e di nessuno, gradevole o difficilmente criticabile dall'opinione pubblica. A ogni modo esiste un piano di ridefinizione degli assetti politici e territoriali in Medio Oriente, a iniziare da Siria e Iraq se non fosse ancora chiaro (ma non a tutti può esserlo, dato che i giornalisti continuano a parlare d'altro).
* la Russia è in Siria perché al caos voluto e sostenuto preferisce il regime di Assad, che è un regime del cazzo, ma laico. La Russia non vuole gli jihadisti alle porte (ma non dimentichiamo che in Afghanistan ha dato i natali a molti di loro). E' altamente improbabile che i caccia stessero volando sopra lo spazio aereo turco, inasprire ulteriormente il conflitto piò volerlo solo uno psicopatico e per quanto Putin sia omemmerda, non sembrerebbe anche uno psicopatico.
* la Nato serve in Siria anche e in parte soprattutto come avamposto in funzione se non anti-Russia, almeno come deterrente per le azioni militari russe. Speriamo si fermino alla seconda modalità.
* La Russia ha tutto l'interesse a migliorare e riallacciare i rapporti con i paesi europei, il "sogno" è quello di un'area di scambio commerciale aperta nei due sensi, per non cadere in un rapporto di dipendenza con la Cina la quale nell'immediato è il suo migliore partner commerciale. Ma gli Usa remano contro a tutto questo da sempre, le sanzioni sono la loro arma migliore in questo senso.
Questo a dire che è ancora più remota l'ipotesi che con i caccia la Russia abbia voluto provocare la Turchia, perché se la reazione a catena è chiara a noi, figurati a loro.
Se la Russia reagisce con le armi, la Turchia può chiedere l'intervento Nato, anzi scatta da sè in quanto viene aggredito un alleato.
Se la Russia non reagisce, è altamentissimamente probabile che oggi dal Consiglio straordinario Nato esca la risoluzione di portare forze Nato comunque in Siria in funzione di monitoraggio/difensiva degli alleati/offensiva a sostegno degli alleati.
L'Italia non è esclusa dai giochi, perché la posizione non è "No guerra" ma "No Libia bis", cioè non andiamo giù alla cazzo di cane ma con un piano strategico. Ma le vie per rendere "strategico" il nulla sono infinite. Basta dirla bene.
In tutto questo, tutti bombardano tutto, i civili uccisi si contano a migliaia, i profughi a centinaia di migliaia.
Queste sono le trame del potere di emeriti psicopatici, basta che lo sappiamo e ricacciamo al mittente l'informazione falsa e complice che vorrebbero darci da mangiare.

mercoledì 18 novembre 2015

La moltiplicazione dei fronti, dei conflitti

Basta davvero poco, davvero poco per uscire da questa realtà virtuale, una valanga di bugie e ambiguità che servono semplicemente a impedire di capire e a orientarci allo scontro, a un bianco e nero sempre più estremo.
Tutti contro l'Isis, con gli eserciti. Ma è abbastanza chiaro o davvero ancora non lo è che il fronte Nato - Russia - Paesi del Medio Oriente - Isis e estremisti concentrato in Siria e poi dove servirà, è un fronte militare di governi che sono, alla bisogna, o alleati o nemici?
Per certi fini per loro, governi e terroristi, è meglio essere alleati, per altri è dovuto essere nemici. E quindi è chiaro o no che portarci in guerra - perché lo vogliono loro e ci conducono a volerlo - vuol dire MOLTIPLICARE ALL'ENNESIMA POTENZA il conflitto lì giù e qui da noi?
E' un conflitto che oggi è esterno ("loro contro noi"), ma nell'estremismo a cui vogliono portarci il rischio vero è che ci mettiamo "noi contro di noi". Ancora più efficace che armare i terroristi, no?
E' sempre lo stesso antico e semplice schema: più hai paura, più farai quello che voglio. Un po' alla volta non ti accorgerai nemmeno di trovarti in mezzo a ciò che va contro ai tuo valori, al buon senso, alla logica.
In tutto questo i nostri governi sono complici del terrorismo. Punto.
Ma noi non vogliamo essere complici dei nostri governi,
e credo che anche volendo, non potremmo,
perché nel nostro agire quotidiano siamo uomini e donne di Stato migliori di quanto mai lo potranno essere i nostri governanti, anche se mai ci siederemo nelle sale dei bottoni.
Coi nostri cuori, le nostre menti e le nostre pance dobbiamo ostinarci a fare muro contro le bugie dei governi e a fare unità per tutelare e promuovere quanto di buono che c'è in noi e tra di noi.
Abbiamo MOLTO di buono da dare e da fare. Molto molto molto di buono.
Fiducia in noi, nel prossimo, nella comunità, corajo e avanti tutta!

martedì 17 novembre 2015

Sicurezza e/o libertà

C'è questa notizia passata assolutamente in sordina, non ribattuta. Un altissimo funzionario delle forze dell'ordine italiane ha dichiarato che:
" Di fronte a tutto questo dovremo accettare delle restrizioni alle nostra libertà". E' quel che dice Hollande rispetto alla modifica della Costituzione francese.
Il terrorismo mette a rischio la nostra libertà, quindi i governi possono o devono agire anche loro limitandole all'occorrenza.
Ma quali sono i limiti che la sicurezza può imporre alla libertà?
La Francia richiamando il Trattato di Lisbona vuole portare l'Europa in guerra in Medio Oriente, ricordando il principio di "solidarietà" tra gli stati dell'UE. Ma la "solidarietà" può essere deformata nel suo significato all'occorrenza? Cioè, può diventare "Andiamo in guerra?".
Renzi sta evitando il tema, ma ieri - altra notizia abbastanza bypassata - Gentiloni ha dichiarato che:
"Dobbiamo essere fieri quando l'Italia è all'estero in guerra a difendere la nostra libertà e quella degli altri popoli" (stressando almeno 3 volte la parola "guerra").
L'analisi più lucida su tutto questo alla fine da chi viene?
Da Berlusconi ospite di Gianni Minoli.
Berlusconi omemmerda, ma in questa situazione capace di una schiettezza e oggettività che non ha ancora eguali in questi giorni. Ha detto - parafraso -:
" La causa di questo terrorismo è la politica estera militare dei paesi occidentali in Medio Oriente. Iraq e Afghanistan sono stati fallimenti e andarci è stato da irresponsabili. Ma a qualcuno interessava iniziarla, e volenti o nolenti ci siam ritrovati lì in mezzo. Ora l'Italia può anche non volere la guerra in Siria per sè, ma probabilmente dovrà andarci".
Renzi sicuramente non sta dicendo questo, ma dovrebbe. Ma può?
Perché, se davvero a qualcuno ancora non fosse chiaro, il terrorismo ce lo abbiamo in casa a causa di quel mix di interventismo militare e di finanziamento obliquo alle varie milizie di mercenari e partiti create dall'occidente in Medio Oriente dagli anni '70 in poi.
E' a causa di lontani e attuali giochi geopolitici dei nostri potenti che oggi siamo a rischio più di prima.
Capiamo che è così, pesiamoci, informiamoci, ricordiamoci che nonostante tutto questo siamo ancora pienamente capaci di affrontare le ingiustizie e generare di buono e di giusto. E affermiamolo coi fatti.
Avanti tutta!

sabato 14 novembre 2015

Restiamo umani. Grazie Vic, non c'è altro!

Paura, lacrime e compassione sono semplicemente umane. Se non le provassimo, ci sarebbe qualcosa che non funziona in noi. Quindi proviamole e versiamole per quel che è successo stanotte, ma non cadiamo nella cecità della memoria corta.
Dobbiamo guardare più indietro di stanotte per capire qualcosa, altrimenti crederemo davvero che questo sia puro fondamentalismo religioso e "cani sciolti per l'Europa".
La Francia è lo stato europeo impegnato di più e per primo nella guerra inSiria, come alleato di una coalizione "anti-Isis" (con tutte le ambiguità del caso) e anti-regimi islamici (con ancora più ambiguità) che già da anni vuole definire una diversa conformazione geopolitica del Medio Oriente.
Dobbiamo guardare più avanti per intuire che un grande attacco in Occidente - e non sarà l'ultimo, purtroppo, dato che in Medio Oriente con mezzi e con uomini la presenza militare dei paesi europei e degli USA sta crescendo - politicamente giustifica grandi operazioni militari di reazione dove, sembrerebbe, l'Isis e gli altri fondamentalisti armati proclamano la loro presenza.
In Iraq, in Siria, in Libano, in Libia, in Yemen, in Egitto, ma perché no in Arabia Saudita dove c'è un regime wahabita che notoriamente finanzia gli estremismi, o in quell'Iran sciita che al contrario è terra fertile per attacchi terroristici o azioni di guerriglieri estremisti contro musulmani infedeli poiché troppo moderati o "moderni"...
Noi tutti siamo nel mezzo di qualcosa che a tratti è controllato, a tratti è fuori controllo. L'unico elemento stabile è la sua mostruosità, scientifica e selvaggia. Si chiama "guerra" e anche se non tocca le nostre case, ci riguarda tutti.
A noi cosa resta da fare? La più forte: "Restiamo umani". Ci ho messi anni a capire cosa volesse dire, ed è l'unica risposta che ha senso.
Antenne alzate, cuori aperti e ...buona vita!

lunedì 9 novembre 2015

Solidarietà europea... dde che?!?

L'Unione Europea è talmente fondata sul valore della Solidarietà che in queste ore sta decidendo qual è in Grecia la soglia del valore della casa (inclusa la prima) oltre la quale l'immobile è pignorabile per mutuo non ripagato.
Ovviamente questo, ancora una volta, per ripagare i "creditori internazionali", ossia banche e investitori privati che sono la causa della crisi socioeconomica che morde cattivissima i paesi del sud Europa.
Migliaia di case pignorate sono molte più migliaia di cittadini per strada, o abbiamo capito male noi?
Ma no dai, DOBBIAMO aver capito male!
Non ci meravigliamo certo dei creditori internazionali e dei loro interessi, ma come può l'Unione Europea fare la parte del cattivo di fronte agli effetti disastrosi di queste richieste in termini di emarginazione sociale ed economica?
Ma purtroppo non sarà certo l'UE a spiegare al governo greco quali misure di protezione sociale attivare in tempo zero a favore cittadini e delle famiglie che si troveranno senza abitazione. Figuriamoci a sostenerle o finanziarle: del resto, i fondi salvastati servono esclusivamente a ripagare i creditori internazionali, che per altro non avranno troppi imbarazzi o sorveglianza su di sè per proporre altro debito, tanto ai governi quanto ai cittadini.
Altro mirabile esempio di come questa crisi, generata prima di tutto e per la grandissima parte dalla speculazione della finanza privata internazionale, viene ripagata dagli stati attraverso i loro cittadini, complice un'Unione Europea che purtroppo fa gli interessi sbagliati.
Antenne alzate!

venerdì 6 novembre 2015

GerardoBianco o LaFacciaComeIlCulo

Ascolto molto la radio. Per lavoro viaggio molto in auto.
Tra un giro e l'altro ieri ho guardato il mio estratto contributivo INPS. Dice che la mia pensione arriverà tra altri 40 anni di contributi versati. Beh dai, a 70 anni dovrei ancora essere abbastanza lucido e in forma per continuare a fare il consulente. Speriamo solo che mi rinnovino la patente!
La proiezione del mio lordo mensile è di 1650€, che farebbe circa 1150€ netti. Se ovviamente tutto continua così quanto a redditi, se ovviamente la legge rimane questa, se ovviamente le casse Inps a quel tempo saranno capienti, se le pensioni fossero indicizzate all'inflazione, se se se...
Non stiamo qua a piangere: intanto diamoci da fare, il mondo fuori è grande, con spirito e fiducia.
Anche perché, parlando di emozioni, la cosa veramente difficile è non incazzarsi.
Infatti ascoltando la radio, ho avuto un paio di conati di vomito quando Gerardo Bianco, presidente dell'Associazione ex Parlamentari della Camera dei Deputati, commentava alcuni timidi lanci di Tito Boeri su dove andare a pescare soldi per i pensionati di domani.
Le proposte strategiche (e non tecniche, e chissà quando mai!) di Boeri sono due:
- andare a prendere qualcosa ai pensionati di oggi, a partire da chi gode di trattamenti troppo generose in rapporto agli anni lavorati o all'importo, ben consapevoli di andare a peggiorare un trattamento legalmente corretto ma da discutere quanto a equità e solidarietà tra generazioni
- l'altra, e qui entra in gioco in nostro Gerardo Bianco, è andare a pescare dai vitalizi degli ex parlamentari. Stessa questione: generati dalla perversione della legalità, magari revisionabili se considerati sotto la lente dell'equità e della solidarietà tra generazioni.
La domanda posta a Bianco da Milan e Giannino era:
" Boeri dice che per equilibrare i trattamenti pensionistici futuri, bisognerebbe andare a toccare le pensioni e i vitalizi... che ne pensa? "
La risposta di Bianco è stata (quasi letterale):
" Boeri presiede l'Inps, quindi parlare dei vitalizi non gli spetta e non sa di cosa parla, perché i vitalizi non sono pensioni. Di questo si discute solo in Parlamento e in nessun'altra sede, tra chi ha titolo a decidere ".
...e avanti così, per 15 minuti buoni, senza alcun senso del pudore, la vergogna un ricordo di un'epoca lontana, senza alcun principio ispiratore se non la difesa del proprio interesse. C'è altra gente che almeno fa finta di interessarsi alla collettività, Bianco nemmeno si sforzava di fingere.
E il gioco malato resta sempre lo stesso: difendere la legalità tecnica sapendo di violare la solidarietà sociale. Mettere i diritti acquisiti davanti al bene comune.
Eh si, quando hai la faccia è come il culo, per fare puzza di merda basta solo che apri la bocca!
Buongiorno e avanti tutta!

mercoledì 4 novembre 2015

Quando Renzi ai primissimi atti esclamò...

Quando Renzi ai primissimi atti esclamò:
"Questa finanziaria è: meno tasse e meno spesa pubblica"
hai pensato:
A. "Era ora!"
oppure
B. "Per non sapere nulla di economia politica, mi sa tanto che finiremo con pagarci anche il pronto soccorso.."
?
Io la B.
Ascolto la radio tutti i giorni e da un paio di mesi c'è un notevole via vai di nuovi spot di assicurazioni sanitarie. Ma del resto sappiamo che le grandi corporazioni sanno ben prima del comune cittadino cosa succederà, di conseguenza preparano il terreno...
Antenne alzate e avanti tutta!
PS: altro sommovimento che si intreccia in maniera molto interessante agli effetti della prossima entrata in vigore del TTIP.

mercoledì 28 ottobre 2015

Intanto la Coldiretti Modena registra -20% di acquisti nelle macellerie...

Adesso è tutta una corsa al "Ma no, si sapeva già, basta non esagerare", ma è prezioso ricordare il 'leggero e sottile' allarmismo che troneggiava in prima pagina delle agenzie di stampa appena 2 giorni fa...
Così, proprio un titolo che dalle agenzie è passato ad ogni testata nazionale e locale, al quale non si può attribuire nessun intento allarmistico e di ipersemplificazione, nessuna responsabilità sulla rappresentazione della realtà, no?
Vero giornalettismo all'italiana. Chapeau!

lunedì 26 ottobre 2015

Questa è MOLTO interessante rispetto al vero stato di salute delle democrazie europee ai tempi dell'UE ...

Alle recentissime elezioni politiche in Portogallo la coalizione di sinistra vince con una maggioranza aggregata del 50,7%. Una coalizione euroscettica, che ha condotto una campagna a base di ribellione all'austerità imposta dall'UE, con coerenti promesse di programmi governativi in caso di vittoria.
Ora il casus, che ha dell'incredibile e che dovrebbe veramente farci preoccupare:
a fronte della vittoria elettorale, qual è l'obbligo previsto dalla costituzione portoghese? Che il presidente affidi al partito o alla coalizione vincitrice l'incarico di formare il governo.
Invece è avvenuto questo: il presidente della repubblica ha deciso che non può esserci un governo formato dalle forze vincitrici, perché:
“In 40 anni di democrazia nessun governo in Portogallo si è mai basato sul sostegno delle forze anti-europee, di quelle forze che vogliono abrogare il ‘Trattato di Lisbona’, il ‘Fiscal Compact’, il ‘Patto di Crescita e Stabilità’, oltre che smontare l'Unione Monetaria, portare il Portogallo fuori dall'euro e sciogliere la NATO [...] Questo è il momento peggiore per un cambiamento radicale dei fondamenti della nostra democrazia. Dopo aver aderito ad un oneroso programma di assistenza finanziaria, che comporta dei pesanti sacrifici, è mio dovere fare tutto il possibile, nell’ambito dei miei poteri costituzionali, per evitare che dei falsi segnali vengano inviati alle istituzioni finanziarie, agli investitori ed ai mercati”.
Che, mettetela come volete, con tutte le giustificazioni tecniche del caso, ma vuol dire una cosa sola:
in Portogallo, stato europeo costituzionalmente democratico e sovrano, il presidente della repubblica ha deciso di servire il volere di mercati e istituzioni sovranazionali anziché servire ed eseguire la volontà del suo popolo.
La musica è diversa, ma in Italia, Portogallo e Grecia l'invadenza e arbitrio sulle scelte di governo da parte di UE e BCE è sempre più sfacciata e "inoculata" nelle forze in carica... Notate le assonanze?

venerdì 23 ottobre 2015

E i marò?

E' fantastico constatare con quanta naturalezza TUTTE le testate da "grande pubblico", siano siti, giornali, radio
mentre danno prime pagine permanenti allo scontro tra un bus e un tir in Francia
omettono / trascurano / nascondono ad esempio
* qualsiasi informazione sul TTIP, l'accordo commerciale tra USA e UE che ha la forza di ridefinire il mercato e quindi i nostri consumi e quindi le nostre vite in chiave ultraliberista e ultracapitalista
* che il caso emissioni Volkswagen é ben più preoccupante per il timing perfetto con cui è saltato alla ribalta che per i danni ambientali eventuali (i quali, diciamolo, nessuno che abbia comprato una Volkswagen aveva in mente o a cuore)
* che la Germania, pur di fermare l'ondata di profughi siriani prima accolti - paraculosamente - a porte aperte, continua a premere (a nome di ogni paese membro, eh) per un'entrata di scambio nell'UE della Turchia, stato che è uno degli amici storici dell'Isis e il cui governo e servizi segreti sono molto probabilmente i responsabili della strage al corteo per la Pace
* che in Grecia han mandato a casa con un calcio nel culo il capo del fisco voluto dall'UE, chiaro atto di disobbedienza
* che in Portogallo stanno protestando in piazza come stato sovrano contro l'austerità obbligatoria imposta da UE e BCE in particolare
...
Quante cose non ci raccontano, quante cose bisogna cercare col lumicino! E quanto ci riguardano direttamente tutte queste omissioni!
La verità sta negli interstizi e dobbiamo ricostruirla noi.

sabato 10 ottobre 2015

Ankara: come tutti, piango per le vittime. Ma non possiamo credere a scatola chiusa a chi ci dirà che il colpevole è il PKK oppure l'Isis

Da quando Erdogan è del tutto compromesso politicamente, ci sono state le stragi di Suruc e Ankara. Nel mentre il partito moderato filocurdo HDP nei mesi ha acquisito importanti posizioni nel consenso popolare.
Suruc e Ankara, due manifestazioni espressione dei movimenti e partiti filocurdi. La prima per l'aiuto umanitario ai siriani, la seconda per la cultura della pace. Entrambe sono diventate stragi di civili, principalmente curdi e filocurdi.
Per Suruc il governo turco ha indicato responsabile Isis, che non ha mai rivendicato ufficialmente, mentre nella strategia mediatica dell'Is la rivendicazione e celebrazione è un atto irrinunciabile.
Quindi, se non è stato l'Isis e certo non è stato il PKK o altra frangia armata filocurda o curda, chi è stato?
Per Ankara ancora nessuna comunicazione ufficiale sull'identità degli attentatori. Di certo sappiamo che il PKK ha immediatamente ordinato il cessate il fuoco. E che senso ha per il PKK ammazzare chi sostiene la causa curda o lasciare spazio a interpretazioni su questo attentato a così poca distanza dalle elezioni?
Il governo turco tra poco dovrà in alternativa dichiarare che:
- "gli attentatori fanno parte del PKK".
A che parte politica giova un attentato tanto enorme a pochi giorni da elezioni? Per qualsiasi forza filocurda, moderata o estremista, ovviamente nessun vantaggio, casomai è un suicido elettorale. Per Erdogan è un enorme vantaggio.
- "gli attentatori fanno parte dell'Isis".
Su questo ricordiamo che il governo turco (assieme agli Usa e ai regimi sunniti mediorientali) sono i creatori, sostenitori, finanziatori, fiancheggiatori dell'Isis. Campi di addestramento dentro alla Turchia... Ricordiamo anche che il finto impegno militare turco anti-Isis in Siria ha fatto soprattutto morti tra i curdi, presi tra il fuoco dell'Isis e dell'esercito turco. E' risaputo che Isis è stato protetto e facilitato da Erdogan nel fare pulizia etnica dei curdi alle frontiere.
A che parte politica giova identificare gli attentatori nell'Isis? Di nuovo, alle forze filo-Erdogan che potranno rinnovare un impegno per la sicurezza interna contro il terrorismo curdo e un finto impegno militare per la sicurezza ai confini dall'Isis, in reale funzione di pulizia etnica curda e anti-Assad in Siria e quindi a sostegno implicito o dichiarato degli USA.
Si, credo che gli autori della strage di Ankara siano i poteri forti filo-Erdogan, Erdogan stesso, la superpotenza Usa e i sui interessi in Medio Oriente e in particolare la necessità degli Stati Uniti di continuare ad avere vicino una Turchia guidata da Erdogan come servo-alleato in Siria in funzione anti-Assad e anti-Russia.
Il terrorismo degli stati verso i propri cittadini è la forma sempre attuale di dittatura sull'opinione pubblica. E ai giorni nostri dobbiamo riuscire a distinguere tra il terrorismo degli stati verso i propri cittadini e il terrorismo delle minoranze o delle resistenze. Che sono aberranti entrambi, ma i primi sono una forma di manipolazione ancora più tragica e schifosa.
Per i governi il gioco disumano e crudele resta sempre lo stesso: se vuoi che la corrente tiri dalla tua parte, genera uno shock enorme e proponi la tua soluzione.
L'inaccettabile diventa accettabile, l'indesiderabile diventa necessario e nella memoria e comprensione comune sembrerà comunque la scelta più ragionevole.

giovedì 8 ottobre 2015

Idea confusa, ma parere chiaro

Idea confusa, ma parere chiaro: Marino "sarà anca stà (tanto) mona", ma soprattutto è il bersaglio del gossip mediatico usato come arma politica.
Attorno ai problemi amministrativi veri ( Roma è fantastica, ma invivibile, e poi tutto il resto arcinoto ) c'è troppa gente coinvolta tra partiti, poteri forti, crimini organizzati, marci corruttori e corrotti per alzare il coperchio su questioni che urlano vendetta vera. La reazione a catena sarebbe troppo dirompente e ci andrebbe di mezzo troppa gente che ha interessi da salvare e tornaconto personale da far fruttare.
Così questi stessi fanno cartello, capiscono come scansare il rischio e riescono velocemente a fare un morto solo creando un caso che prima di tutto riguarda lui come persona, con le sue debolezze, miserie e pirlottaggini private.
Ma tolto di mezzo Marino, che cacchio cambierà per la capitale?

sabato 3 ottobre 2015

Quando sottoscrivere ogni parola è un cortocircuito, ma è anche la reazione più naturale

I talebani hanno condannato oggi "il selvaggio attacco" da parte delle forze americane dell'ospedale, in cui sono stati "martirizzati decine di medici, infermiere e pazienti". L'Emirato islamico dell'Afghanistan, sostiene il portavoce Zabihullah Mujahid, "condanna questo crimine americano". Questo gesto, si dice ancora, mostra agli afghani e al mondo "la natura spietata ed ipocrita degli invasori e dei loro mercenari".
PS: quando progetti guerre, le causi e mantieni il caos a tavolino, gli "errori militari" non esistono, esistono solo le colpe e il dolo di ogni conseguenza.

mercoledì 23 settembre 2015

Lo sciopero degli infami (?!)

Tutto questo can can sull'assemblea sindacale dei lavoratori del Colosseo serve a dire che in generale esercitare i diritti sindacali è da infami, da fannulloni, da nemici dello Stato.
Anche se stai aspettando gli straordinari da 1 anno, anche se formalmente hai adempiuto a ogni dovere di comunicazione e organizzazione dell'assemblea, anche se i reclami erano già stati fatti più volte.
La foto della gente in coda è un'altra iper-semplificazione della realtà finalizzata a generare sdegno disinformato, spinta dai mass media in maniera palesemente coordinata, per i soliti fini di orientamento dell'opinione pubblica verso direzioni già decise, così quando ti troverai davanti una decisione presa ti sembrerà di essere stato sempre d'accordo.
Antenne alzate!

martedì 22 settembre 2015

Il Papa è un violento?

Le parole di Erri de Luca portate sul banco degli imputati erano e sono una forma di resistenza civile, un pungolo per il cervello e la coscienza.
I giudici (che governano la legalità ma, ahimè, non la giustizia) faranno il mestiere di sanzionare o scagionare chi commette il reati.
Pensaci bene: se chi "istiga" con la forza delle sue parole diventa potenzialmente colpevole degli atti altrui, allora il Papa sarebbe processabile e condannabile per aver istigato a violenze su minori (dopo il suo 'via libera' alle sculacciate) o a menare chi ha la mamma offesa.
Dovremmo essere grati a chi usa la forza delle sue parole per punzecchiare le coscienze e ricordarci che la disobbedienza, la manifestazione, il boicottaggio e l'azione non violenta sono forme importanti di resistenza e manifestazione civile, che possono metterci dalla parte della giustizia ben più della legge.

giovedì 10 settembre 2015

Lo sgambetto è un dettaglio

Usiamo il cervello e non cadiamo nella trappola "buoni contro cattivi".
Ancora una volta stiamo attenti quando un dettaglio della dura realtà (nella mischia delle migliaia di contenuti identici che si potrebbero, purtroppo, trovare) e cioè lo "sgambetto ungherese", viene diffuso in contemporanea a livello mondiale, magari con uno stile quasi cinematografico (proprio come la foto di Aylan).
Gli effetti immediati di questo tipo di comunicazione per dettagli, facendo leva su compassione o sdegno sono:
* rappresentare in modo iper-semplificato e ridotto ai minimi termini un intero molto più complesso. Questo provoca
* una percezione assolutamente limitata e tagliente della realtà, che
* provoca nel destinatario della comunicazione uno "shock", che
* genera reazioni immediate sull'onda emotiva ulteriormente alimentate dallo "spirito di squadra", il che
* consolida schieramenti pro e contro qualcosa o qualcuno.
A livello politico o "alto" questo stato psicologico ed emotivo di massa è funzionale a far passare per soluzioni delle modalità altrimenti inaccettabili, o a portare l'opinione pubblica in una certa direzione (una direzione decisa già molto prima).
Lo sgambetto è reale. E' un fatto. La giornalista è una merda.
Ma ancora e sempre: anziché guardare COSA, fissiamoci sul PERCHE' è diventato la notizia globale del giorno.
L'Ungheria viene demonizzata dai media e molti la stanno demonizzando. Perché?
La risposta non è "Perché non accoglie gli immigrati".
Qual è la funzione di demonizzarla?

mercoledì 9 settembre 2015

Warcom - La comunicazione di massa per la guerra

W l'umanità. W. W. W. W!
Ma restiamo consapevoli che tutta la questione immigrazione (non solo dei profughi) è trattata dai media mondiali secondo un ben definito piano di comunicazione, che discende da un piano di decisione politica.
(Possiamo chiamarla "Warcom - Comunicazione di massa per la guerra"?)
Quanto rapido è stato il cambio di immagine della crisi e di "sentimento" dell'opinione pubblica?
Perché ora chiamiamo tutti rifugiati quando in realtà stiamo parlando di un piano strategico pluridecennale che riguarda i migranti in generale?
Pare normale che il primo a fare una dichiarazione precisa e diffusa globalmente sul da farsi sia stato il vertice del Penatgono anziché, ad esempio, Ban Ki Moon?
Siamo sul filo sottile che divide lo spirito di solidarietà e la fratellanza dall'essere "guidati" da una manipolazione estremamente sottile. Magari è un messaggio che suona male, ma mi pare che ci siano grandi evidenze.
La nostra "arma" è usare il cervello e la moderazione, anche questa volta: esaltare e demonizzare porta su strade comunque rischiose.
"Gli ungheresi" non sono carnefici. "Noi" o "i tedeschi" non sono il messia.
La comunicazione può rappresentare miracoli o generare mostri. Quando è coordinata a livello globale, anche più in grande.

domenica 30 agosto 2015

La paura come cornice

Lo ammetto: ho avuto paura.
C'è sempre l'alternativa tra: non informarsi e tirare dritto / informarsi e essere sottoporsi al rischio-paura.
Ultimamente, per lavoro e curiosità, ho letto e guardato tanto. Le opinioni sono le più diverse, dalle visioni apocalittiche, alle teorie cospirazioniste, al "è tutta una bufala".
Però c'è una cornice generale che è quella in cui si incasellano il 98% di queste opinioni diffuse dai media indipendenti e controllati: la paura.
La paura che fa da cornice ad ogni notizia e editoriale, i quali appunto sono scritti in modo, consapevole o meno, da generare paura.
Io ne sono stato "vittima", perché se ti informi molto e la comunicazione diffusa è persuasiva nel senso che utilizza una serie di tecniche per evocare certe emozioni, allora se la cornice scelta è quella della "paura", chi si informa riceve in omaggio questa emozione. Ma guardate: anche le banali agenzie di stampa sono diventate bollettini di guerra.
Se poi la cornice, come avviene, è ingigantita di modo che non ci stia più niente, stiamo messi bene: resta spazio solo per la paura.
Ma attenti, perché mettere paura è il modo più antico del mondo per imporre decisioni che a mente fredda non si condividerebbero neppure.
Io alla fine so solo una cosa, che riguarda tantissimi di voi amici: che i nostri valori e i nostri ideali sono quelli di persone coraggiose. Sappiamo rispondere a questa istigazione alla paura con l'intelligenza e la capacità di discernere, con un pensiero critico che fa di noi persone che non si lasciano giocare e che si determinano, perché sappiamo cos'è il Bene vero, al di là di ogni interpretazione.
Sappiamo vedere oltre e attorno alla cornice e ritrovare la realtà e la verità.
Spacchiamo la cornice della paura!

martedì 25 agosto 2015

Profughi, economia e demografia: il disegno c'è o non c'è?

Qualcuno mi ha detto che per capire il mondo piuttosto che guardare cosa succede, bisogna chiedersi "perchè" e possibilmente quello giusto.
Ultimamente ho il pallino della questione profughi, nella sua dimensione demografica ed economica.
Il "perchè" al riguardo non è "Perché lasciano i loro paesi?": la risposta è facile ed è perché cercano fortuna (dove non possono trovarla) e salvezza (questa la possono trovare, anche se non corrisponde a dignità, o se non altro a una dignità conforme ai nostri canoni). Scappano da povertà e guerre che, fino a prova contraria, l'occidente ha generato ed alimenta.
Il "perché" più interessante sulla questione profughi per me è questo:
"Perché l'Unione Europea non ha un disegno nè un progetto sulla questione sbarchi?"
Io non sono mai stato per le dietrologie. D'altra parte non ho nemmeno elementi scientifici e statistici a mio supporto per supportare altre tesi. Ma so leggere abbastanza bene la realtà con l'esperienza e facendo collegamenti e anche questo può bastare.
L'idea che mi sono fatto è che nel lungo periodo in Europa serviranno:
* molta manodopera a bassissimo costo e pochissimi o nulli diritti sindacali (cioè gli immigrati e la parte disoccupata di lunga durata della popolazione europea)
* cittadini disposti ancor di più a dire "si" o a non dire "no" a qualsiasi genere di manovra politica e governativa, pur di difendere i propri diritti e posizioni economiche e sociali (la popolazione attiva nel lavoro)
Il primo punto diventa facile da realizzare quando modelli e stili di vita di dove abiti segnano inclusione ed esclusione, e l'esercizio dei propri diritti, con l'essere parte di un sistema lavorativo. Detto in altri termini: pur di stare dentro al mondo del lavoro, che comporta stare dentro al tessuto sociale in un modo "normale", sei disposto ad accettare lo sfruttamento del lavoro.
Vuol dire: << Dammi di che vivere e accetto tutto >>
Il secondo punto diventa facile da realizzare invece quando tensione sociale e pensiero comune, fomentato dai mass media, generano un lungo "stato di tensione", per cui pur di preservare lo status quo o di ottenere un miglioramento sei disposto a rinunciare a delle libertà pur di avere più sicurezza.
Vuol dire: << Salvami e ti do quello che vuoi >>
Faccio la sintesi delle sintesi:
* ci stiamo muovendo verso un trattato USA-Unione Europea che di fatto renderà rapida e facile l'ascesa del mercato USA dentro l'UE, spostando produzione e proprietà USA da questa parte del globo (il famoso "TTIP"), per generare un'area commerciale in grado di competere o tenere buone le economie emergenti e le tigri asiatiche
* per accettare cambiamenti epocali imposti da fuori e dall'alto come il TTIP, serve che chi impone sia percepito come salvatore. Il primo che arriva con delle soluzioni (difesa, maggior benessere economico, occupazione, etc) che portino via le preoccupazioni che vive questa epoca, nonostante di fatto attui delle imposizioni, diventerà il Buono.
* USA e paesi forti Europei saranno tanto più il Buono se difenderanno o riabiliteranno, in qualche modo, i diritti, le abitudini di consumo e il benessere socio-economico di chi oggi più li sente minacciati e cioè la "classe media", perché "chi più ha, più rischia".
* dato che l'Italia e il sud Europa di fatto si stanno rapidamente de-industrializzando, qui è terra fertile per re-industrializzare o comunque per impiantare ed espandere produzioni agricole e manifatturiere. Nel lungo periodo, serve manodopera flessibile, assolutamente flessibile. Sono i nuovi arrivati e che continueranno ad arrivare per anni a venire, perché questa immigrazione è strutturale ed è almeno in parte indotta.
L'Europa non ha un disegno sugli sbarchi perché lasciare che le cose crescano in queste direzioni è funzionale al disegno più grande.
Non so voi, ma quando confronto queste mie idee che sono sicuramente imprecise e "di pancia" più che di testa col NULLA dell'informazione diffusa dai grandi media e dalla politica, mi è chiaro che le tra le "vittime del sistema" ci sarà purtroppo chi non si chiede il perché di quello che accade.

martedì 18 agosto 2015

Le 3 macchine dell'accoglienza

Ho vissuto dentro la "macchina" dell'accoglienza profughi, con le mani, con il cuore, con la testa, con la mia auto, con le pochissime ore di sonno, con situazioni umanamente difficili da gestire.
E sono totalmente convinto di aver fatto la mia piccola parte in qualcosa di moralmente giusto e che non solo andava fatto, ma che va fatto!
Solo che sono del tutto convinto che questo modello di accoglienza sia già entrato nella fase della non-sostenibilità.
Lo dico ributtando nel cesso la paura di chi non conosce e pensando solo alla sostenibilità aziendale dell'accoglienza.
Lasciando perdere quelli che si inculavano i soldi o che non erogano servizi o che li erogano carenti e in malafede totale,
dal lato aziendalistico individuo 3 tipi di enti che fanno accoglienza:
1. enti che hanno fatto dell'accoglienza un filone progettuale dentro un sistema economico bilanciato: cioè hanno guardato all'opportunità di fare impresa sociale con entrate concordate ma non guardavano all'accoglienza come una panacea a disequilibri di bilancio.
2. enti che hanno fatto dell'accoglienza un tappabuchi di bilancio: aziende troppo legate al finanziamento pubblico che, causa tagli, ritardo etc hanno visto nell'accoglienza prima un salvagente finanziario, poi un filone progettuale. E' il caso di numerosi enti non profit.
3. enti che hanno fatto dell'accoglienza un business (magari anche ben gestito dal lato dei servizi): è il caso di attività ricettive profit che fondamentalmente vendono camere e appaltano a enti non profit i servizi di accompagnamento.
Tolte le mosche bianche, rarissime, questi 3 tipi di enti hanno questi problemi in comune:
- spesso non sanno generare una progettualità di accoglienza
- se riescono a generarla, non riescono tradurla in opportunità di occupazione, dato che le risorse di accompagnamento da mettere a volano sono insufficienti e inappropriate, e la famosa crisi esiste
- quindi il massimo risultato a volte è collaborare con le amministrazioni locali creando occupazione non retribuita per lavori di pubblica utilità
- non hanno *alcun* riferimento certo nella burocrazia locale e statale. Zero proprio, perché una procedura senza esito o un rimpallo tra autorità vuol dire non avere riferimenti, nè normativi nè pratici
- subiscono ritardi nei pagamenti
- possono subire imposizioni più o meno esplicite dalle prefetture
Purtroppo, fondamentalmente si riducono, volenti o nolenti, a fare assistenzialismo.
Tuttavia c'è una sostenibilità economica data dai famigerati 30-35€ al giorno a persona per la gestione che tutto sommato, sedate eventuali situazioni critiche, convince ad andare avanti. Anche perché una volta che ci sei dentro, sei anche legato a continuare.
Ora faccio un pronostico, forse pre-occupato, forse no:
"prevedo" che nel medio-lungo periodo le quote procapite assegnate diminuiranno in modo grave, che i tempi di pagamento diventeranno insostenibili, che l'incapacità di andare oltre l'assistenza pura produrrà situazioni interne e di vicinato insopportabili, che nel lungo periodo il rubinetto dell'accoglienza potrà essere stretto verso lo zero senza troppi annunci e senza troppo anticipo, ma soprattutto senza aver generato nessun tipo di uscita costruttiva degli ospiti nel frattempo.
Detto in altri termini: ti troverai con gli ospiti in casa, ma senza le risorse per accoglierli.
Quindi, mi chiedo: come la vedete voi?